Trattato sulla Carta dell’Energia allo sfascio con l’uscita di altri Stati UE. Ma le minacce rimangono

16 novembre 2022
Nico Schmidt
Nico Schmidt
Uno alla volta, gli Stati UE stanno uscendo dal controverso Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT), un trattato internazionale che permette alle compagnie di fare causa agli Stati che decidono di interrompere la produzione di carbone, petrolio o gas naturale: un grosso freno per la transizione climatica. Ma, nonostante il ritiro di alcuni grossi paesi, gli Stati rimangono a rischio.
Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Francia. La lista di governi che hanno annunciato di voler uscire dal controverso Trattato sulla Carta dell’Energia è cresciuto rapidamente negli ultimi mesi. Le ultime a dare l’annuncio, solo la settimana scorsa, sono state Slovenia e Germania e presto altri Stati membri potrebbero seguirle a ruota. Anche dopo l’abbandono del trattato, però, l’ETC potrebbe continuare a bloccare i piani di transizione energetica per decenni. 

Fino a pochi anni fa pochissimi, a parte una manciata di esperti, sapevano cosa fosse l’ETC, un accordo firmato nel 1994 che, alla sua nascita, serviva a proteggere gli investimenti delle compagnie UE negli Stati dell’ex-Unione Sovietica. Oggi, invece, è usato soprattutto da compagnie europee per fare causa a Stati UE quando ritengono di essere state trattate “ingiustamente”. La società tedesca RWE ha di recente usato la Carta per citare in giudizio i Paesi Bassi per danni da 1,4 miliardi di euro quando il governo ha annunciato l’abbandono graduale del carbone. 

L’anno scorso Investigate Europe ha calcolato che il Trattato protegge come minimo 344,6 miliardi di euro in infrastrutture per il fossile in Europa. La sola minaccia di una causa è sufficiente per far tornare i governi sui propri passi nei piani di uscita dal fossile. Qualche anno fa la Francia aveva annunciato di voler vietare completamente l’estrazione di combustibili fossili e poco dopo il Ministro responsabile aveva ricevuto una lettera in cui la compagnia petrolifera Vermilion minacciava apertamente un’azione legale tramite l’ECT. Nella versione approvata della legge, la produzione di greggio è permessa in Francia fino al 2040.

Anche fuori dal Trattato, però, i rischi persistono, per ben 20 anni: le società energetiche possono infatti continuare a usare la Carta per fare causa in corti arbitrali ai (quasi) ex-firmatari come Germania e Francia e quindi indebolire ulteriormente i già scarsi piani per il clima. Ne è responsabile l’articolo 47 che sancisce la possibilità di far causa a uno Stato nei 20 anni successivi alla sua uscita dal Trattato. L’Italia è stato il primo Paese UE a uscirne nel 2016 ma di recente un tribunale arbitrale dell’ETC ha ordinato al governo di pagare 240 milioni di euro alla Rockhopper, compagnia petrolifera del Regno Unito, a seguito della decisione di vietare l’esplorazione per giacimenti petroliferi lungo la costa italiana nel 2015. 

Nonostante questa clausola del contratto, gli Stati membri potrebbero fare un patto comune per rendere più difficile alle società energetiche europee di denunciarli a seguito di abbandono di petrolio, carbone o gas. Con un cosiddetto “accordo inter se”, potrebbero concordare che investitori UE non possono più fare causa a Stati UE. L’effetto sarebbe enorme: in due casi su tre legati all’ECT, infatti, sono proprio investitori europei che citano in giudizio Stati membri.

All’inizio di ottobre la Commissione UE ha elaborato e presentato agli Stati un accordo come questo ma invece di premere per far approvare un patto comune europeo, lo staff dell’EU ha continuato a fare campagna per rimanere nell’ECT, con scarsi successi.

Martedì 15 novembre gli Stati UE volevano decidere se approvare o meno la modernizzazione dell’ECT alla Conferenza annuale della Carta dell’Energia che si terrà a fine novembre ma per il momento la decisione è stata rimandata. A fronte dei recenti annunci di uscita dal Trattato da parte di diversi governi, è poco probabile che l’Europa appoggi la modernizzazione. 

Ora la Commissione deve agire velocemente e in accordo con gli Stati membri per riuscire finalmente a stroncare l’influenza delle società energetiche sulle (indispensabili) misure per il clima. La fine del Trattato sulla Carta dell’Energia deve essere solo l’inizio.

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