Causa al Parlamento UE per i tagli al fondo pensione volontario dei parlamentari

EU Pension Fund

Pascal Hansens || ""
Pascal Hansens
14 luglio 2023
Le pensioni integrative del controverso fondo volontario per europarlamentari sono state dimezzate. I beneficiari chiedono l’intervento della Corte di giustizia europea.
I beneficiari del fondo pensione integrativo di lusso (utilizzato da centinaia di politici europei) vogliono portare il Parlamento europeo in tribunale e stanno preparando una class action per impugnare la decisione presa il mese scorso di tagliare le pagamenti del ricco piano di pensioni integrative per cercare di evitare l’incombente bancarotta e le crescenti critiche dell’opinione pubblica.

A maggio Investigate Europe aveva scritto sul deficit da €300 milioni del fondo pensionistico volontario del Parlamento europeo, utilizzato da circa 900 europarlamentari passati e presenti, tra cui Marine Le Pen, Nigel Farage e l’Alto Rappresentante degli Affari Esteri UE Josep Borrell.

Dopo anni di mancata azione, l’organismo responsabile per gli affari interni, l’Ufficio della presidenza del Parlamento europeo si è finalmente mosso (quando l’interesse per il caso ha iniziato a crescere): il 12 giugno ha formalmente concordato di ridurre i pagamenti del 50%, di congelare gli aumenti per l’inflazione e di aumentare l’età pensionabile da 65 a 67. Il Parlamento ha detto che queste misure sarebbero in grado di eliminare la maggior parte del deficit e di mettere il fondo su “una strada più sostenibile”.

Non è una sorpresa che questa decisione non sia piaciuta agli iscritti, molti dei quali fanno uso delle generose sovvenzioni del fondo. Le nuove iscrizioni al fondo pensione volontario sono chiuse dal 2009 ma chi ne faceva già parte può ricevere fino a €6800 al mese, un’integrazione niente male che va ad aggiungersi alla pensione regolare del Parlamento UE, fino a €6900 al mese. 

In un incontro a Bruxelles il 29 giugno, il consiglio del fondo (composto di una dozzina di persone, la maggior parte ex-europarlamentari) ha deciso di impugnare la decisione del Parlamento alla Corte di giustizia UE. Stephen Hughes, il presidente del consiglio del fondo ed europarlamentare per i laburisti del Regno Unito fino al 2014, ha confermato a Investigate Europe che verrà fatta una class action in risposta alla risoluzione e che la causa verrà presentata alla Corte entro ottobre di quest’anno. 

A rappresentarli ci sarà nuovamente lo studio legale spagnolo di alto profilo Uría Menéndez, che in precedenza  ha fornito i suoi servizi ai membri del fondo in altre azioni legali, senza successo. Non si sa ancora quanti membri faranno parte dell’azione legale. 

“Ci auguriamo che molti dei nostri membri sostengano la class action”, ha detto Hughes a Investigate Europe, “Ma dovranno valutare attentamente i pro e i contro perché se la sentenza sarà a nostro favore verranno compensati, altrimenti potrebbero dover coprire i costi del processo”. 

L’azione legale sarà basata sulle argomentazioni di una sentenza della Corte di giustizia UE di marzo 2023, in cui veniva respinto l’appello di un ex-europarlamentare conservatore francese, Françoise Grossetête, contro altre modifiche al fondo.

Nonostante il parere contrario, i giudici hanno affermato che i tagli alle pensioni fossero ammissibili legalmente in caso di insolvenza “a condizione che sia rispettato il principio di proporzionalità”. Inoltre hanno aggiunto che era sempre necessario “bilanciare gli interessi in gioco”. In altre parole, è importante tenere conto di altre remunerazioni, in particolare della pensione già prevista dalla legge. 

“La decisione dell’Ufficio è stata preparata insieme ai servizi legali del Parlamento e si basa sulla decisione di marzo della Corte generale”, ha detto un portavoce della Presidente del Parlamento UE Roberta Metsola. “Siamo fiduciosi che la decisione sia solida, ma certamente è un diritto insito nei trattati che un individuo possa contestare decisioni che lo riguardino”. 

Una fonte interna del Parlamento UE ha detto che le modifiche al fondo pensione (in vigore dal 1 luglio) rappresentano uno scenario a medio rischio per l’Ufficio, visto che prevedono anche altri interventi oltre al taglio ai pagamenti. L’europarlamentare tedesco dei Verdi Daniel Freund, ex-relatore sul bilancio del PE e aspro critico del fondo, pensa che la decisione sia giuridicamente valida, “Ma non si può mai sapere cosa potrebbe dire la Corte di giustizia europea alla fine”.
Il presidente del fondo Stephen Hughes, la presidente del Parlamento UE Roberta Metsola e l’europarlamentare Daniel Freund.

Hughes ritiene che la decisione di tagliare le pensioni sia in contrasto con i principi stabiliti dalla Corte nella sentenza di marzo: “L’Ufficio del parlamento europeo, che ha affrettato la decisione dopo il recente clamore mediatico, ne è consapevole”.

L’eurodeputato verde ritiene che Metsola abbia giocato un gioco politico con il fondo pensione e che l’obiettivo principale fosse evitare potenziali scandali prima delle elezioni europee di giugno 2024 (che avrebbero danneggiato ulteriormente la reputazione dell’istituzione UE, già in crisi per il caso di corruzione Qatargate).

Inoltre, secondo Hughes, Metsola sta “passando la patata bollente” alla prossima presidenza perché la decisione finale sul fondo arriverà solo alla fine del processo e potrebbero volerci due anni. Questo lascerebbe a chi verrà dopo Metsola (si pensa che sarà di ala social-democratica) il compito inevitabile di gestire le conseguenze di questa controversia.

Freund invece sostiene che la decisione dell’Ufficio “non può sottintendere una strategia dilatoria” perché non si sa ancora se Metsola si candiderà o meno per un altro mandato. Inoltre, “L’abitudine di alternare l’EPP [il partito di Metsola] e l’S&D [Socialists & Democrats] alla presidenza non è scolpita su pietra”.

Qualsiasi cosa succeda con la presidenza, l’Ufficio ha riferito che potrebbe riprendere in mano la decisione l’anno prossimo, nella speranza di applicare tagli ancora più grandi al fondo. I beneficiari ne sentiranno l’effetto da questo mese ma se la Corte stabilirà che la decisione non era proporzionata, il Parlamento potrebbe essere costretto a rimborsare i membri e a iniettare ulteriore denaro per tenere a bada la bancarotta del fondo.

Redatto da: Chris Matthews e tradotto in italiano da Laura Signori

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