Giacomo-Negri-Ass-_Via-Padova-Viva_-Milan_MariaMaggiore.jpg

Giustizia sociale/Untaxed

I cittadini europei alle prese con la precarietà abitativa. Il racconto fotografico

8 dicembre 2022
Investigate Europe
Investigate Europe
Con i prezzi in aumento in tutta Europa, Investigate Europe ha parlato con persone che stanno cercando di comprare o affittare un appartamento nella propria città. O che hanno deciso, in silenzio, di lasciarla.
Da una anziana coppia italiana che potrebbe essere sfrattata dalla casa dove vive da 50 anni, a lavoratori a tempo pieno costretti a trasferirsi fuori Milano a causa dell’aumento degli affitti, alla difficoltà di comprare un appartamento a Oslo o a Bruxelles. Abbiamo ascoltato storie di generazioni diverse che riflettono stanchezza e frustrazione nei confronti dell’attuale situazione abitativa europea.

Italia

Gianfranco e Nunzia Cerlienco, Milano

Gianfranco-and-Nunzia1_Italy_MariaMaggiore.jpg

Gianfranco e Nunzia Cerlienco, 79 e 76 anni, ex operai di una fabbrica milanese di televisori, si sono conosciuti lungo la catena di montaggio nel 1972 e da allora non si sono più lasciati. Per cinquant’anni la coppia ha vissuto al civico 25 di via Lorenzo Valla, un palazzo alla periferia sud di Milano finora di proprietà dell’ENPAM (l’Ente nazionale di previdenza per personale medico) che di recente è stato venduto (insieme ad altri 1500 appartamenti in città) alla Apollo, un fondo di asset management americano. Investire sgr, l’intermediario immobiliare italiano della Apollo, ha già cominciato ad avvertire alcuni inquilini del palazzo di Gianfranco e Nunzia, che dovranno lasciare i loro appartamenti per poter ristrutturare e, molto probabilmente, rivendere.

Con che problemi vi state scontrando riguardo alla situazione abitativa nella vostra città?
“Siamo terrorizzati che ci scaccino via”, ha detto Gianfranco a Investigate Europe. “A giugno i nostri vicini, senza essere stati prima avvisati del passaggio di proprietà, si sono visti recapitare delle lettere di disdetta dei loro contratti. Più di metà dei 140 appartamenti hanno già ricevuto la comunicazione”.

“Il nostro contratto scade nel 2024, quando io avrò 81 anni. Dove vuole che vada a quell’età? Nostra figlia l’abbiamo cresciuta qui, ci siamo presi cura di questa casa con i nostri soldi, abbiamo rifatto la rete elettrica, i muri, i pavimenti… E ora ci vogliono buttare tutti fuori”.

Cosa si dovrebbe fare per risolvere questi problemi?
“Il nostro affitto è a canone concordato. Paghiamo circa 550 € al mese per 70mq, spese incluse. Oggigiorno è un affitto basso, persino per la periferia di Milano, ma abbiamo speso 22 milioni di Lire (11.000 €) per ristrutturare tutto, anche se siamo in affitto, perché l’appartamento era in pessime condizioni quando siamo arrivati. Siamo pronti a pagare un affitto più alto, ma non molto di più perché siamo pensionati e non abbiamo altre entrate. Vorremmo semplicemente rimanere nella casa in cui abbiamo vissuto per così tanto tempo”, dice Gianfranco.

Franca De Lucia, Milano
Franca_Milan_MariaMaggiore.jpg

Digital designer, Franca De Lucia ha vissuto a Milano per vent’anni da quando ha iniziato l’università. Sette anni fa si è trasferita nel Giambellino, un quartiere a sudovest prima associato soprattutto alla criminalità e allo spaccio , con le due figlie di 7 anni. L’anno scorso la proprietaria dell’appartamento le ha chiesto di traslocare e ora Franca, dopo aver faticato a trovare una casa a un prezzo abbordabile in città, sta valutando di trasferirsi fuori Milano.

Con che problemi ti stai scontrando riguardo alla situazione abitativa nella tua città?
“Ho cercato disperatamente un trilocale per me e le mie figlie per un anno. Le ho provate tutte: agenzie immobiliari, annunci, candidature al Comune. Non si riesce a trovare nulla a meno di 1200-1300 € al mese”, ha risposto.

“Ma io sono da sola, ho un solo stipendio, non posso spenderne più di metà in affitto. Quindi ho deciso di trasferirmi in provincia di Pavia, a 40km da Milano. Sono molto triste di lasciare Milano, ormai è la mia città. Quando ci sono arrivata per gli studi mi sono sentita accolta. Avrei voluto che le mie figlie crescessero qui, ma non ce lo possiamo permettere”.

Cosa si dovrebbe fare per risolvere questi problemi?
Una soluzione per me sarebbe quella di recuperare tutte le aree dismesse, gli edifici abbandonati, ecc. e realizzare progetti di edilizia sociale a prezzi ridotti. Ho partecipato a un progetto di edilizia sociale, una logica mutualistica e comunitaria.

 Secondo me, questo tipo di progetto potrebbe essere il futuro delle grandi città. In questo caso, il complesso è stato progettato per integrare alloggi a prezzi accessibili (sia in affitto che in vendita), spazi pubblici (asilo, consultorio, ecc.) con un’architettura che risponde a requisiti di sostenibilità ambientale (classe energetica A, isolamento termoacustico, ampi spazi verdi comuni). Il progetto è inoltre vicino al parco agricolo meridionale, contribuendo così a facilitare l’integrazione di un’area semi-rurale nella città. Ma il punto che personalmente mi piace di più è il progetto di creare non solo abitazioni sostenibili, ma anche un nuovo luogo di incontro per il quartiere.

Gloria Caressa, Milano
Gloria-Caressa_Italy_MariaMaggiore.jpg

Gloria è una fisioterapista e ha un figlio. A causa di un problema di salute ha dovuto smettere di lavorare e ora dipende completamente dallo stipendio del compagno. La coppia ha venduto il piccolo appartamento che aveva in zona via Padova, un quartiere a nordest di Milano, nella speranza di trovarne uno più grande per la famiglia che si sta allargando, ma i prezzi altissimi li hanno forzati a trasferirsi fuori città.

Con che problemi vi state scontrando riguardo alla situazione abitativa nella vostra città?
“Ho vissuto tutta la vita nel quartiere di via Padova, a nordest di Milano. Prima era periferia ma ora è diventato impossibile rimanere qui. Abbiamo un piccolo appartamento ma anche con quello che abbiamo guadagnato con la vendita non sono riuscita a trovare un appartamento più grande in zona, o a ottenere un mutuo con solo uno stipendio”, ha detto Gloria a IE.

“Abbiamo deciso di lasciare Milano e di trasferirci in provincia. Sono dispiaciuta perché i miei genitori vivono qui e vorrei rimanere vicino a loro. Ma non abbiamo altra scelta. Tutti i miei legami sono qui, soprattutto in via Padova. C’è una storia di comunità, di scambio, di solidarietà. E tutto questo verrà perduto andando via.”

Cosa si dovrebbe fare per risolvere questi problemi?
“Secondo me, il modello da seguire è quello del co-housing: cooperative in cui il proprietario ha l’usufrutto sulla proprietà per tutta la vita e se vuole allargarsi puo’ cambiare l’usufrutto.

C’era un progetto del genere a Milano in cui, oltre all’abitazione, veniva offerta tutta una serie di servizi per promuovere l’integrazione, l’elevazione culturale e il benessere dell’area urbana in cui si trova il complesso. Ma non è facile trovare offerte del genere, sono poche”. 

What should be done to solve them?
“In my opinion, the model to follow is that of co-housing: cooperatives where the owner has the usufruct of a property for life and if they want to expand it, they can change the usufruct, buy another flat, but keep the original property.”

“There was such as project in Milan where, alongside  housing, a series of services were offered to promote social integration, cultural elevation, welfare needs within the urban area where the complex is located. But it is not easy to find these offers, there are few.”

Norvegia

Anna Matilda Kirsebom Lanto, Oslo
Anna-Matilda-Kirsebom-Lanto2_Norway_IngeborgEliassen.jpg

Anna Matilda Kirsebom Lanto, 27 anni, è un’infermiera a tempo pieno che ha appena iniziato a cercare una casa da acquistare a Oslo.

Con che problemi ti stai scontrando riguardo alla situazione abitativa nella tua città?
“I prezzi. Il fattore fondamentale per essere in grado di comprare una casa è avere dei genitori che possono aiutarti a finanziarla, oppure essere di una generazione che l’ha comprata quando i prezzi erano talmente bassi che tutti potevano permettersela. Non è giusto”, ha detto a IE. 

Anna-Matilda-Kirsebom-Lanto1_IngeborgEliassen.jpg

Cosa si dovrebbe fare per risolvere questo problema?
“L’estremo boom dei prezzi degli ultimi dieci anni ha a che fare con le normative, per esempio i rimborsi sulle tasse sulla casa per chi una casa l’ha già. Perché non si possono regolamentare i prezzi degli affitti per non farli arrivare ai livelli estremi che ci sono oggi? Penso anche che sia offensivo aver bisogno di così tanto capitale per ottenere un mutuo”. 

Belgio

Emilie Debus, Bruxelles
EmilieDebus1_Belgium_PascalHansens.jpg

Emilie Debus, graphic designer francese, è arrivata a Bruxelles nel 2011. Dopo un inizio difficile, nel 2017, con uno stipendio regolare, è riuscita a ricevere una stima dalla banca per quanto avrebbe potuto chiedere di mutuo. Al tempo, con una caparra di 10.000 € avrebbe potuto chiedere un prestito da 180.000 € e la banca avrebbe coperto il 100% del valore dell’immobile. Ma pochi anni più tardi i suoi piani sono cambiati: ha iniziato un progetto di co-genitorialità, per una casa di circa 200mq. La maggior parte delle case che lei e il suo amico stanno trovando vanno dai 350.000 € ai 450.000 €, molto al di sopra della sua capacità di indebitamento.

Oltre alla generale situazione inflazionistica, Emilie si trova di fronte a un altro problema: le condizioni più restrittive sui mutui. Le banche non coprono più il 100% del valore dell’immobile. Con 10.000 € può sperare di ottenere al massimo 130.000 €, non abbastanza per Bruxelles. Ha dovuto chiedere aiuti a famiglia e amici per racimolare abbastanza soldi per chiedere un mutuo da 170.000. L’amico con cui vuole diventare co-genitore ha una capacità d’indebitamento molto limitata (anche se è proprietario di una casa) perché è un libero professionista. La ricerca è lenta e le speranze stanno per finire. 

Con che problemi ti stai scontrando riguardo alla situazione abitativa nella tua città?
“Secondo me ci sono due fattori che rendono particolarmente difficile l’acquisto di una casa. Da una parte ci sono i prezzi degli immobili, che a Bruxelles sono in aumento da anni. Dall’altra ci sono le banche, che sono sempre meno propense a concedere un mutuo”, ha detto Emilie a IE.
EmilieDebus_Belgium_PascalHansens.jpg

Cosa si dovrebbe fare per risolvere questi problemi?
“Una soluzione potrebbe essere di garantire mutui al 100% del valore della casa. Come anticipo dovremmo solamente pagare le spese notarili e accessorie. Bisogna smettere di pretendere contributi di capitali astronomici. Come fai se non hai eredità o una famiglia che ti aiuti? Come puoi avere 50.000 € da parte? È impossibile!”.

Grecia

Angelo Skiadas, presidente dell’Associazione greca per la protezione degli inquilini, Atene
AngelosSkiadas_Greece_Eurydice.jpg

Da Atene, Angelo Skiadas, presidente dell’Associazione greca per la protezione degli inquilini, ha raccontato a IE le difficoltà degli inquilini greci che, con l’aumento dei prezzi degli affitti, sono a rischio di sfratto.

Con che problemi ti stai scontrando riguardo alla situazione abitativa nella tua città?
“La situazione è esplosiva: gli affitti continuano a salire vertiginosamente. Negli ultimi tre o quattro anni sono aumentati del 50% o 60%, e in alcune zone del 100%.

Fino a una ventina di anni fa, c’era un tetto massimo sull’affitto legato al valore oggettivo dell’immobile. Era un’ottima cosa perché gli affitti non potevano crescere rapidamente e perché così i proprietari non avevano ragione di sfrattare gli inquilini. 

Ora c’è un’epidemia di sfratti. Tutti i proprietari stanno provando a buttar fuori gli affittuari – o a ricattarli minacciandoli di sfratto. Soprattutto nell’ultimo anno dopo la pandemia, la nuova pandemia è questa”.

Cosa si dovrebbe fare per risolvere questi problemi?
“Chiediamo di ritornare al sistema del tetto massimo e di aumentare la durata minima dei contratti di affitto dai tre ai sei anni”. 

Storie cross-border da un'Europa che cambia, direttamente nella tua mail.