Esempi virtuosi: il dietrofront norvegese

E poi c’è chi fa marcia indietro. La Norvegia, precursore delle privatizzazioni nella cura degli anziani, dal 2015 sta rinazionalizzando il settore. Fino a sei anni fa una casa di cura su tre nella capitale era in mano a tre società nordiche, Norlandia, Aleris e Attendo. Poi una coalizione di sinistra ha vinto le elezioni municipali ed è cambiato l’atteggiamento nei confronti del profit. Magnus Marsdal, direttore del think tank di sinistra Manifest, ha detto: “È strano che sia stato permesso a questo cancro di crescere nel cuore dello stato sociale”. C’è chi condivide questo punto di vista anche nel partito conservatore, tradizionalmente pro-privati. Il sindaco delle isole di Austevoll ha fatto acquistare al Comune la casa di cura locale, togliendola all’azienda svedese Ambea. “Non bisogna fissarci sull’ideologia, ma su qualità dei servizi e condizioni di lavoro” ha detto. Il vice sindaco di Oslo, Robert Steen, ha esaminato gli effetti economici della privatizzazione di un terzo delle case di cura della capitale nel 2015, senza trovare prove di una gestione più efficiente. È stato documentato dagli scienziati sociali che, inseguendo l’aumento dei profitti, i salari diminuiscono e il carico di lavoro aumenta. La svedese Attendo, che gestisce 700 strutture con oltre 25mila lavoratori in Svezia, Finlandia e Danimarca, ha abbandonato il mercato norvegese. Il suo concorrente Norlandia ha avvisato gli azionisti del “rischio politico”. Oggi in Norvegia restano solo cinque Rsa dei Comuni, gestite da privati. Il Paese spende il 2,86% del Pil per la cura degli anziani. In Italia siamo allo 0,58%. Anche qui però si cercano alternative. Come il silver cohousing, residenze con anziani in camere o appartamenti privati, spazi e servizi comuni condivisi, per garantire l’indipendenza in un contesto di socialità. “Sono persone sole che vogliono fare gruppo e mettersi in gioco. Tra un corso di lingua e uno di ginnastica nascono amicizie profonde”, spiega Sara Quilici, responsabile del Cohousing Del Moro a Lucca. Nell’Rsa San Giacomo di Piossasco (Torino) si pratica la filosofia della domiciliarità, “l’ospite si sente a casa, è trattato come un soggetto attivo”, spiega Salvatore Rao, presidente dell’associazione “La bottega del possibile”. San Giacomo è anche un centro servizi che offre pasti a domicilio, bagno assistito, fisioterapia e supporto psicologico. “La struttura è il luogo di incontro – dice -. A differenza delle Rsa, fredde e anonime, il paziente qui non è ospite ma un abitante della casa, dotato della propria volontà”.

Articolo inizialmente pubblicato sul nostro media partner, il Fatto Quotidiano.